Né animale, né chimica: la pelle del futuro è vegetale

31/05/2017

Arriva dall’Italia l’ultima novità in fatto di economia circolare ed ecosostenibile: si chiama Wineleather e deriva dalla lavorazione degli scarti della produzione del vino

La vinaccia, che fino ad oggi non è stata considerata nient’altro che un rifiuto, si trasforma in una preziosa materia prima per la realizzazione di un materiale che potrebbe essere in grado si rivoluzionare il mondo della moda. «Abbiamo creato e brevettato – spiega Gianpiero Tessitore, fondatore di Vegea srl, ideatore di Wineleather – un innovativo processo produttivo che trasforma le fibre e gli oli vegetali presenti nella vinaccia, in un materiale ecologico con le stesse caratteristiche meccaniche, estetiche e sensoriali di una pelle. Il risultato è una pelle di grandissima qualità con bassi costi di produzione, adattabile e facilmente lavorabile, tutti plus per chi lavora la pelle». Vegea srl nasce a Milano nel gennaio 2016 ed è insediata nell’incubatore di Progetto Manifattura, il polo clean tech e dell’economia circolare italiano di Trentino Sviluppo.


Annualmente gli scarti del processo di vinificazione ammontano a ben 13 milioni di tonnellate, un quantitativo che sarebbe in grado di essere trasformato in 3 miliardi di metri quadrati di pelle vegetale, una superficie pari a quella di 400 mila campi da calcio.  Il tutto senza utilizzare enormi quantitativi d’acqua e senza alcun prodotto chimico inquinante.


A certificare la qualità della pelle vegetale Wineleather è arrivato il premio del colosso della moda H&M, il Global change award, considerato il premio internazionale più importante dell’economia circolare e dell’innovazione nel fashion business.

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